Blend o monovarietale: quale olio scegliere
Un monovarietale nasce da una sola varietà di olive, un blend da più varietà. Che differenza c’è, quale è migliore e come usarli in cucina.
23 ottobre 2026
Le varietà di olivo (le «cultivar») sono tantissime: solo nelle Marche se ne coltivano una ventina. Ognuna dà un olio con un carattere diverso. Da qui le due grandi famiglie di extravergine: i monovarietali e i blend.
Monovarietale
È ottenuto dalle olive di una sola varietà. Ha un carattere riconoscibile, che racconta quella cultivar e il territorio in cui cresce, e cambia di più da un’annata all’altra. È l’olio da assaggiare e da usare a crudo, quando si vuole sentire un profilo preciso.
Blend
È ottenuto da olive di più varietà, che si completano: una dà profumo, un’altra struttura, un’altra ancora equilibrio tra amaro e piccante. Il risultato è un olio armonioso e versatile, buono a crudo e adatto anche alla cottura. Nelle Marche è la tradizione: molti degli oli della regione nascono dall’unione di più cultivar locali.
Quale è migliore?
Nessuno dei due, di per sé: la qualità dipende dalle olive, dal momento della raccolta, dalla rapidità con cui arrivano al frantoio e da come l’olio è lavorato e conservato. Sono due modi diversi di esprimere un territorio, e conviene averli entrambi in cucina.
I nostri due oli
- IL CONTE Blend: unisce quattro cultivar della tradizione marchigiana, Raggia, Mignola, Rosciola e Orbetana. È l’olio per tutta la cucina di casa: a crudo su insalate, legumi e pesce, e in cottura per soffritti, sughi e piatti al forno.
- IL CONTE Monovarietale Raggia: solo olive di Raggia, la varietà tipica della provincia di Ancona, conosciuta nella zona di Jesi anche come Mandolina. Si usa soprattutto a crudo, su bruschette, verdure, formaggi freschi, carni bianche e bolliti.
Fate la prova
Il modo migliore per capire la differenza è assaggiarli fianco a fianco, magari con un pinzimonio: due ciotoline, una di Blend e una di Raggia, e le stesse verdure crude.