Come leggere l’etichetta dell’olio extravergine
Origine, «estratto a freddo», fruttato, acidità, annata: cosa vuol dire ogni dicitura secondo le norme europee, e quali si possono scrivere solo a certe condizioni.
23 ottobre 2026
Sull’etichetta di un olio extravergine non si può scrivere quello che si vuole: le diciture sono regolate dal Regolamento delegato (UE) 2022/2104, uguale in tutta l’Unione europea. Alcune sono obbligatorie, altre facoltative ma ammesse solo a condizioni precise. Ecco come leggerle.
Le indicazioni obbligatorie
- La categoria. «Olio extravergine di oliva», accompagnata da una frase fissa che la legge impone: «olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici».
- L’origine. Per l’extravergine è obbligatoria e deve stare nello stesso campo visivo della categoria. Indica il Paese in cui le olive sono state raccolte e in cui si trova il frantoio. Se l’olio viene da più Paesi, l’etichetta dice per esempio «miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea»; se le olive sono state raccolte in un Paese e franta in un altro, lo deve dire espressamente.
- La conservazione. L’etichetta deve indicare di conservare l’olio al riparo dalla luce e dal calore.
- Quello che vale per ogni alimento: quantità, termine minimo di conservazione («da consumarsi preferibilmente entro»), lotto, nome e indirizzo del responsabile.
Al consumatore finale l’olio si vende confezionato, in recipienti fino a 5 litri, con una chiusura che si rompe alla prima apertura (per ristoranti e mense i singoli Stati possono ammettere recipienti più grandi).
«Prima spremitura a freddo» ed «estratto a freddo»
Sono due diciture diverse, entrambe riservate agli oli ottenuti sotto i 27 °C. «Prima spremitura a freddo» spetta solo all’olio estratto con le presse idrauliche tradizionali; «estratto a freddo» all’olio ottenuto per centrifugazione o percolazione, cioè con il metodo della gran parte dei frantoi moderni. Nessuna delle due è obbligatoria.
Fruttato, amaro, piccante
Le parole sul gusto e sul profumo si possono usare solo per gli oli vergini ed extravergini, e solo se basate sulla valutazione di un panel di assaggiatori secondo il metodo ufficiale. Anche le intensità hanno un significato preciso: «leggero», «medio» e «intenso» corrispondono a punteggi definiti dal regolamento, e lo stesso vale per «fruttato verde», «fruttato maturo», «olio equilibrato» e «olio dolce».
L’acidità
L’extravergine deve avere un’acidità non superiore allo 0,8%. Il produttore può scrivere in etichetta l’acidità massima, ma solo se nello stesso campo visivo, con caratteri della stessa grandezza, indica anche il numero di perossidi, il tenore in cere e l’assorbimento nell’ultravioletto: un numero da solo, senza gli altri, non è ammesso. Sono parametri che misurano quanto l’olio è fresco e integro.
L’annata
La campagna di raccolta è facoltativa, ma si può indicare solo se il 100% dell’olio della bottiglia viene da quella raccolta: come campagna (per esempio «2026/2027») oppure come mese e anno di estrazione. È l’informazione più utile per capire quanto è fresco un olio, perché gli aromi si attenuano con i mesi: ne parliamo in olio nuovo, che cos’è.
DOP e IGP
Al posto del Paese, l’origine può essere una denominazione di origine protetta o un’indicazione geografica protetta, che ha un proprio disciplinare e propri controlli.
Quello che l’etichetta non dice
L’etichetta dice cosa c’è nella bottiglia, non come è stata conservata dopo. Per sapere come riconoscere un buon extravergine all’assaggio leggete come riconoscere un olio extravergine di qualità; per farlo durare, come conservare l’olio extravergine.
Fonte: Regolamento delegato (UE) 2022/2104, articoli 4–11 e allegati I e II, su EUR-Lex.